Chiamami col tuo nome

Credo non ci sia bisogno di approfondire molto la trama del penultimo film di Luca Guadagnino, visto il successo riscosso sia in Italia che all’Estero, ma farò comunque un veloce riassunto per i più distratti.

La trama, in breve

Siamo “da qualche parte, nel nord Italia“, nel pieno dell’estate del 1983. Elio Perlman (Timothée Chalamet) è un musicista diciassettenne in vacanza con la famiglia in una villa padronale immersa nelle campagne della Pianura Padana e trascorre le sue giornate trascrivendo musica classica, leggendo e flirtando con l’amica Marzia (Esther Garrel). La calma dell’estate viene interrotta con l’arrivo di Oliver (Armie Hammer), studente ventiquattrenne impegnato nella stesura della tesi post dottorato, che i Perlman ospitano come fanno ogni anno con altri allievi. L’incontro tra i due ragazzi sarà l’inizio di un’esperienza che stravolgerà la vita di entrambi, ma soprattutto quella di Elio, portandolo alla scoperta dell’amore attraverso lunghe passeggiate, nuotate e discussioni che sfoceranno in momenti di passione e desiderio travolgente.

ChiamamiColTuoNome

Fonte: Rollingstones.com

Il mio parere personale

Ve lo dico fin da subito: questa non sarà una recensione nel senso stretto del termine, perché su questo film non so e non posso essere obiettivo, soprattutto perché è stato girato a casa mia. Crema, Pandino, Moscazzano sono paesi che frequento da fin quando ero un ragazzino. Infatti sono nato e cresciuto in questi paesi di campagna a quaranta chilometri da qualsiasi grande città che li circonda. Qui l’estate è tutt’ora come la si vede nel film: lenta, con i campanili delle chiese che suonano i rintocchi di tutte le ore (e a volte anche le mezze!),

dove il sole picchia come un martello sulla testa della gente

-Voce narrante di Don Camillo (1952)-

dove ci sono i campi, i fossi e l’acqua sorgiva dei fontanili, gli stessi dove Elio e Oliver vanno a fare il bagno “nel fiume”. E quando dico gli stessi intendo dire che sono proprio quelli dove andavo anche io, in bicicletta o in motorino, a fare il bagno nelle estati cocenti e umide. La stagione calda è afosa, nei bar ci sono gli anziani che giocano a carte, urlando per un carico di briscola sbagliato e le donne fanno i tortelli cremaschi (qualcuna li fa ancora in casa, secondo una ricetta che cambia da paese a paese).

I film girati nel territorio cremasco li si contano davvero sulla punta delle dita di una mano: Gli sbandati (1955) di Citto Maselli, Oh, Serafina! (1976) di Alberto Lattuada, Occhio alla perestrojka (1990) di Castellano&Pipolo, Il primo giorno d’inverno (2008) di Mirko Locatelli e, appunto, Chiamami col tuo nome (2017) di Luca Guadagnino.

Quindi potete capire che non vivo in un territorio abituato ad essere il set di un film, soprattutto quando questo riscuote successo in tutto il mondo e viene premiato persino con un Oscar (a James Ivory, per la Miglior Sceneggiatura non originale). In questi giorni ci sono i turisti stranieri che girano per le strade di Crema con la loro macchina fotografica al collo, vanno a Moscazzano a vedere Villa Albergoni -chiusa al pubblico in quanto proprietà privata- oppure a Pandino a fare colazione al bar Il Cantuccio, solo perché lo si è visto in una delle scene del film.

 

Da appassionato e amante di Cinema, tutta questa attenzione non può che farmi molto piacere, perché il Cremasco è terra nella quale il Cinema non viene considerato come una possibilità di lavoro ma solo come uno svago, un passatempo di un paio d’ore ogni tanto. Ora sembra che le coscienze si siano risvegliate e vedano questa strana Settima Arte come un’opportunità.

Guadagnino, dal canto suo, ha girato proprio a Crema -dove risiede- per ottimizzare i costi e i tempi di lavorazione: 34 giorni di riprese effettuate in ordine cronologico in una delle estati più piovose che si ricordino negli ultimi anni. Ma la scelta di spostare l’ambientazione da Bordighera a Crema forse non è casuale:

Crema è un posto dove l’estate, in particolar modo, sembra che non passi mai. Mi piace tutta l’acqua che c’è in giro per la campagna, i canali, queste pozze d’acqua.

-Luca Guadagnino-

E, a proposito del successo inaspettato del film:

E’ un film che è stato proprio abbracciato in una maniera molto vigorosa dal Cinema americano. Penso che per loro abbia funzionato come racconto di emapatia, di compassione, specialmente dopo l’elezione di Donald Trump, che è diventata un realismo della rabbia, e questo film invece ne è così privo.

-Luca Guadagnino-

Cosa potrei aggiungere di più, a quanto già detto? Forse solo una cosa: per chi sogna di fare questo mestiere, il mestiere del Cinema, esserne sfiorati in questo modo è una specie di Magia. Perché quello che tu vorresti fare, il tuo Sogno, ti è passato accanto e ti ha appoggiato una mano sulla spalla per poi proseguire lungo la sua strada e, anche se non l’hai visto chiaramente, sai che quella carezza era la sua.

Voi, che sarete di certo più imparziali di me, avete visto Chiamami col tuo nome? Cosa ne pensate?