Il curriculum di Leonardo

Si sa, oggi Leonardo non ha bisogno di presentazioni. Quando si nomina il suo nome, le immagini che balzano in mente sono le più disparate: dalla Monna Lisa, ai disegni di macchine futuristiche, passando per il suo volto da “anziano”, con la lunga barba e la folta chioma.

Autoritratto di Leonardo Da Vinci, 1515 
(fonte: Wikipedia)

Quello che non si sa, o che in pochi conoscono, è che al suo tempo Leonardo era un uomo considerato soprattutto un artista incredibilmente dotato nella pittura. Le sue opere venivano osannate dai potenti e le commesse pittoriche non gli mancavano, basti pensare alle pressanti richieste di Isabella d’Este, signora di Mantova, per avere un suo ritratto che il Genio di Vinci non realizzerà mai se non come disegno a carboncino, sanguigna e pastello delle dimensioni di 63×46 cm. Era inoltre considerato un incredibile ritardatario per quanto riguardava le consegne delle opere commissionategli (per il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano impiegò tre anni, con ripetute minacce da parte dei domenicani di estrometterlo dal progetto, senza pagamento per il lavoro già svolto ovviamente), a causa dei suoi molteplici interessi, specialmente in campo naturalistico e ingegneristico.

Ma prima di giungere a Milano alla corte di Ludovico il Moro, Leonardo era a Firenze, città nella quale si era formato presso la bottega di Andrea del Verrocchio e dove avevano visto la luce i suoi primi capolavori, partendo dall’Angelo di profilo presente del Battesimo di Cristo realizzato da Verrocchio stesso ed ora conservato agli Uffizi.

L'Angelo di Leonardo, dettaglio dal Battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio
Andrea del Verrocchio – Battesimo di Cristo, 1475-1478 (dettaglio)

Ma l’Italia del tempo era frammentata in piccoli Stati, Ducati, Repubbliche e Marchesati che vivevano perennemente in lotta e in pace tra loro, e fu proprio in questo frangente che il nostro eroe fu inviato nella città meneghina da Lorenzo il Magnifico. Il pretesto era quello di recare un dono al Duca con l’intento, da parte dei Medici, di dimostrarsi ben disposti nei confronti degli Sforza.

E qui arriviamo all’antenato del nostro attuale curriculum vitae e delle lettere di presentazione che il popolo dei cercatori di lavoro conosce molto bene.

Il curriculum di Leonardo Da Vinci
La lettera di presentazione/curriculum di Leonardo Da Vinci, 1482

Avendo, signor mio Illustrissimo, visto et considerato ormai ad sufficienzia le prove di tutti quelli che si reputano maestri et compositori de instrumenti bellici,   et che le invenzione e operazione di dicti instumenti non sono niente alieni dal comune uso…

Leonardo Da Vinci

Una partenza col botto direi! Praticamente in tre righe dice che tutto quello che è stato realizzato da chi si reputa un maestro, altro non è che oggettistica bellica di uso comune, ponendosi così al di sopra di tutti questi pseudo inventori.

Decide così di articolare, in dodici punti, le sue capacità di inventore, elencando le macchine da guerra e i progetti che da sempre gli giravano in testa, lasciando solo agli ultimi punti le sue doti di architetto, scultore e pittore (a cui far ricorso in tempo di pace). Senza dubbio Leonardo conosce bene il suo interlocutore e il Ducato che Ludovico il Moro rappresenta: Milano non è Firenze, che spesso ha cercato la pace nella Penisola al fine di proteggere i propri interessi, e gli Sforza non sono i Medici, tanto meno Ludovico è Lorenzo. Il Ducato è guidato da un signore battagliero, che preferisce la guerra alla diplomazia e, proprio per questo, inizia facendo l’elenco di diverse macchine da guerra e opere civili di difesa della città. Gli Sforza non sono i Medici, pur non disdegnando le arti e gli artisti (ricordiamo che anche costoro davano prestigio alle diverse città nelle quali operavano).

In un’epoca in cui i trattati di pace venivano siglati e disattesi come se nulla fosse, costringendo i diversi Stati ad essere perennemente in allarme e pronti alla battaglia, Leonardo pensa bene di proporsi come ingegnere militare, relegando alla fine della lettera (di certo perché non ha mai particolarmente amato essere conosciuto soprattutto per le sue doti di pittore, preferendo le arti belliche) le capacità che gli hanno dato la fama e chiudendo con la proposta di un monumento equestre dedicato al padre di Ludovico, Francesco Sforza. Tale monumento non fu mai realizzato in quanto le tecnologie dell’epoca non lo permettevano sia a causa delle dimensioni colossali previste dall’artista, sia per il materiale, il bronzo, che non era in grado di reggerle.

Tornando al curriculum, Ludovico il Moro dovette accettarlo di buon grado, anzitutto perché Leonardo si proponeva autonomamente (una specie di autocandidatura ante litteram), ma soprattutto perché la sua fama di pittore lo precedeva di gran lunga. Leonardo rimarrà alla corte del Moro fino al 1499, anno in cui Luigi XII di Valois-Orléans conquisterà la città costringendolo a cercare lidi migliori. Lascerà alle sue spalle una serie di dipinti (il già citato Cenacolo, la Vergine delle rocce, il Ritratto di musico, la Dama con l’ermellino, solo per citarne alcuni), nessun monumento equestre e nemmeno opere di ingegneria civile e militare compiute.

Il curriculum/lettera di presentazione verrà poi inserito all’interno del famoso Codice Atlantico, la maggiore collezione di scritti e disegni di Leonardo (conta ben 1119 fogli scritti su entrambe le facciate) conservato dal 1637 presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Anche Leonardo, come molti di noi, ha dovuto autocandidarsi per poter lavorare, nonostante la sua fama e le sue straordinarie capacità. Questo lo rende un precedente illustre per chi, soprattutto in questo periodo, è in cerca di lavoro ed è uno sprone per chi ha perso le speranze: Leonardo è uno di noi!

La Firenze segreta di Dante

la-firenze-segreta-di-dante

 

Due cose sono innegabili: la prima, che amo davvero Firenze, una delle città d’Italia che preferisco e che adoro in ogni suo aspetto; la seconda è che Dante esercita su di me un fascino non indifferente.

Ho comprato questo libro presso la libreria Feltrinelli RED in piazza della Repubblica, proprio nella città del Sommo Poeta, nel novembre scorso e l’ho praticamente divorato.

Ma andiamo con ordine.

La trama, in breve

Non proprio una trama, come nei romanzi, ma un percorso, un cammino per le strade della Città del Giglio seguendo le lapidi collocate sui muri in diversi angoli delle strade e che riportano i versi della Divina Commedia. Sono 34 in tutto, di cui 9 fanno riferimento a terzine contenute nell’Inferno, 5  a quelle del Purgatorio e 20 a quelle del Paradiso.

Posizionate nel 1900 su indicazione di alcuni illustri dantisti dell’epoca, le lapidi consentono di riferire le terzine a luoghi reali nei quali il Poeta (che con la sua città natale ha sempre avuto un rapporto conflittuale) ha vissuto prima dell’esilio.

Con l’ausilio degli scritti dei biografi di Dante (Boccaccio in primis), Dario Pisano ci accompagna per le vie della città alla scoperta di angoli anche non frequentati dal turismo di massa ma che racchiudono nei loro angoli la storia di quello che è stato il maggiore Poeta italiano ed il cittadino più illustre (riconosciuto però a posteriori) del meraviglioso capoluogo toscano.

Il mio parere personale

Il libro di Dario Pisano è un racconto, una guida sulla vita di Dante rapportata alla sua città natale. Basandosi sulle opere del Poeta ma anche sugli scritti di biografi successivi, ricostruisce il percorso (reso esaustivo ed essenziale da questo articolo di Firenzetoday.it) che si snoda tra le vie della Firenze storica, illustrando allo stesso tempo il significato delle terzine riportate sulle lapidi collocate lungo i muri dei palazzi.

Basandosi su queste, Pisano ricostruisce il contesto storico della città (e dell’Italia medioevale), tenendo conto del ruolo che Dante stesso svolge all’interno della comunità fiorentina nei tempi che precedono sia la sua elezione a Priore di Firenze ma soprattutto l’esilio forzato che lo vedrà poi morire a Ravenna. Utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile, l’autore ripercorre le tappe di quella che è stata la vita pubblica dell’Uomo Alighieri, prima ancora che del Poeta Dante, oltre che raccontando aneddoti sulla città e sui luoghi nei quali le lapidi sono collocate.

Vale la pena di leggerlo per conoscere sia la meravigliosa città di Firenze sia per scoprire aspetti meno noti della vita di Dante, al quale la Città del Giglio è indissolubilmente legata.

L’unico aspetto ostico ma doverosamente necessario, a mio avviso, è costituito dalle parti tratte dal Trattatello in laude di Dante di Giovanni Boccaccio. Scritto in volgare tra il 1357 e il 1361, alcuni passi vengono riportati nel libro pari pari, senza adattamenti linguistici all’italiano contemporaneo. Essendo la fonte di informazioni più vicina all’epoca in cui Dante ha vissuto (le notizie biografiche su Dante, il certaldese le acquisisce da persone che hanno conosciuto il Poeta in prima persona, tra le quali c’è il figlio Jacopo Alighieri) è, sotto certi aspetti, la più attendibile, anche se la devozione che Boccaccio prova per Dante lo porta a rivestirlo di un’aurea leggendaria che poco ha di storico.

La Firenze segreta di Dante di Dario Pisano rimane comunque un bel libro che ho adorato. Fornisce spunti per future visite alla città, lontano da quelli che sono i soliti obiettivi dei turisti che la visitano per la prima volta. Una guida sulle orme di Dante, uno spaccato sulla sua vita e su quella della Firenze medioevale che non mancherà di rivelare angoli nascosti e semisconosciuti che lasceranno sorpresi.