La Firenze segreta di Dante

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Due cose sono innegabili: la prima, che amo davvero Firenze, una delle città d’Italia che preferisco e che adoro in ogni suo aspetto; la seconda è che Dante esercita su di me un fascino non indifferente.

Ho comprato questo libro presso la libreria Feltrinelli RED in piazza della Repubblica, proprio nella città del Sommo Poeta, nel novembre scorso e l’ho praticamente divorato.

Ma andiamo con ordine.

La trama, in breve

Non proprio una trama, come nei romanzi, ma un percorso, un cammino per le strade della Città del Giglio seguendo le lapidi collocate sui muri in diversi angoli delle strade e che riportano i versi della Divina Commedia. Sono 34 in tutto, di cui 9 fanno riferimento a terzine contenute nell’Inferno, 5  a quelle del Purgatorio e 20 a quelle del Paradiso.

Posizionate nel 1900 su indicazione di alcuni illustri dantisti dell’epoca, le lapidi consentono di riferire le terzine a luoghi reali nei quali il Poeta (che con la sua città natale ha sempre avuto un rapporto conflittuale) ha vissuto prima dell’esilio.

Con l’ausilio degli scritti dei biografi di Dante (Boccaccio in primis), Dario Pisano ci accompagna per le vie della città alla scoperta di angoli anche non frequentati dal turismo di massa ma che racchiudono nei loro angoli la storia di quello che è stato il maggiore Poeta italiano ed il cittadino più illustre (riconosciuto però a posteriori) del meraviglioso capoluogo toscano.

Il mio parere personale

Il libro di Dario Pisano è un racconto, una guida sulla vita di Dante rapportata alla sua città natale. Basandosi sulle opere del Poeta ma anche sugli scritti di biografi successivi, ricostruisce il percorso (reso esaustivo ed essenziale da questo articolo di Firenzetoday.it) che si snoda tra le vie della Firenze storica, illustrando allo stesso tempo il significato delle terzine riportate sulle lapidi collocate lungo i muri dei palazzi.

Basandosi su queste, Pisano ricostruisce il contesto storico della città (e dell’Italia medioevale), tenendo conto del ruolo che Dante stesso svolge all’interno della comunità fiorentina nei tempi che precedono sia la sua elezione a Priore di Firenze ma soprattutto l’esilio forzato che lo vedrà poi morire a Ravenna. Utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile, l’autore ripercorre le tappe di quella che è stata la vita pubblica dell’Uomo Alighieri, prima ancora che del Poeta Dante, oltre che raccontando aneddoti sulla città e sui luoghi nei quali le lapidi sono collocate.

Vale la pena di leggerlo per conoscere sia la meravigliosa città di Firenze sia per scoprire aspetti meno noti della vita di Dante, al quale la Città del Giglio è indissolubilmente legata.

L’unico aspetto ostico ma doverosamente necessario, a mio avviso, è costituito dalle parti tratte dal Trattatello in laude di Dante di Giovanni Boccaccio. Scritto in volgare tra il 1357 e il 1361, alcuni passi vengono riportati nel libro pari pari, senza adattamenti linguistici all’italiano contemporaneo. Essendo la fonte di informazioni più vicina all’epoca in cui Dante ha vissuto (le notizie biografiche su Dante, il certaldese le acquisisce da persone che hanno conosciuto il Poeta in prima persona, tra le quali c’è il figlio Jacopo Alighieri) è, sotto certi aspetti, la più attendibile, anche se la devozione che Boccaccio prova per Dante lo porta a rivestirlo di un’aurea leggendaria che poco ha di storico.

La Firenze segreta di Dante di Dario Pisano rimane comunque un bel libro che ho adorato. Fornisce spunti per future visite alla città, lontano da quelli che sono i soliti obiettivi dei turisti che la visitano per la prima volta. Una guida sulle orme di Dante, uno spaccato sulla sua vita e su quella della Firenze medioevale che non mancherà di rivelare angoli nascosti e semisconosciuti che lasceranno sorpresi.

Il Ladro di Corpi

La copertina del libro

La ragione mi disse che era troppo presto per pensare a qualsiasi raggiro. Inoltre, non avevo mai nutrito grande interesse per la vendetta. La vendetta è la preoccupazione di coloro che a un certo punto si ritrovano sconfitti. E io non sono sconfitto. Per niente. La vittoria è molto più interessante da contemplare della vendetta.

Anne Rice – Il Ladro di Corpi

Quando si parla del ciclo di romanzi de Le cronache dei Vampiri scritti da Anne Rice, si parla in verità di uno solo di loro: Lestat de Lioncourt.

Protagonista assoluto di questo quarto romanzo della serie, narra in prima persona tutto ciò che accade, dall’incontro con il Ladro di Corpi Raglan James fino all’inaspettato epilogo.

La trama, in breve

È la solitudine la «maledizione» che si è impadronita di Lestat, bello, malinconico e crudele principe del cupo universo dei vampiri. Sulla dolorosa onda di quella solitudine, Lestat ha accarezzato un bruciante desiderio: rinascere come mortale, liberarsi della sua condizione di non morto e tornare a essere vivo… C’è qualcuno che può soddisfare quel desiderio: l’ammaliante Raglan James, il Ladro di Corpi, che da tempo insegue Lestat e che, a sua volta, ambisce a diventare vampiro. A nulla varrà l’avvertimento di David Talbot, l’unico amico «umano» di Lestat, e di altre creature della notte. Il patto sarà stipulato e avrà conseguenze oscure e maligne…

Dalla quarta di copertina

Il mio parere personale

Presente in ogni libro del ciclo iniziato nel 1976 con Intervista col Vampiro, Lestat è il Principe delle Tenebre che si muove attraverso i secoli e lungo i dodici romanzi della serie, seminando morte e prosciugando il sangue delle sue vittime, non senza rancori e rimorsi.

In questo capitolo si trova ad aver a che fare con Raglan James, il Ladro di Corpi, che lo convince ad effettuare uno scambio: un corpo umano il suo corpo di vampiro. Ovviamente Lestat non se lo fa ripetere due volte e accetta, ma non tutto va come vorrebbe e come si aspetta che andasse. James non è uno stinco di santo e lui si trova intrappolato in un corpo che non ha i poteri di vampiro a cui è abituato e presenta tutti gli impedimenti che un corpo umano può avere e che ha dimenticato (Lestat infatti è un vampiro da circa duecento anni!).

Contrariamente al Dracula di Bram Stoker, i vampiri di Anne Rice vivono la loro condizione di non-morti come una dannazione, pieni di crucci che li rendono più umani di certi uomini. Lestat, nonostante tenti più volte di nasconderlo e di apparire più malvagio di quanto in realtà non sia, non è diverso dagli altri e il suo precipitoso accettare lo scambio di corpi è sintomo del desiderio bruciante di tornare umano.

Dolente da vampiro e da umano, spesso assalito dai dubbi sulla bontà delle proprie azioni, Lestat si muove lungo le 479 pagine dell’edizione TEA – Longanesi del romanzo alla ricerca di una risposta alla domanda che prima di lui aveva tormentato il suo compagno Louis de Pointe du Lac: ho meritato di essere quello che sono?

Un romanzo che scorre bene, anche nelle discussioni teologiche su Dio e Satana (poche, in verità), che ammalia, incuriosisce e in alcuni punti fa riflettere sul senso di quelli che sono per noi i gesti quotidiani che non ci accorgiamo nemmeno di compiere, oltre che sulle relazioni tra le persone che spesso vengono date per scontate e che non sono prive di delusioni cocenti.

Nel suo imparare ad essere (ancora) umano, Lestat sbaglia, cade e si rialza ogni volta più forte di prima, animato dalla consapevolezza che la sua natura ormai è quella di essere un figlio della notte che non ha più nulla a che vedere con la luce del giorno: lo scambio è per lui decisivo per renderlo consapevole di questa situazione. Al suo fianco c’è lo studioso David Talbot, l’unico amico umano che Lestat si è fatto nel corso degli anni.

Leggendo il libro ci si accorge di quanto amore abbia Anne Rice per i vampiri che ha creato, quanto li capisca e quanta compassione provi per loro, costretti a vagare nella notte per l’eternità, spiando la vita dei mortali che nei secoli addietro era appartenuta anche a loro.

Io ho acquistato questa versione, comoda, flessibile e non troppo voluminosa. E con un’immagine di copertina che mi piace molto.

Anche voi avete letto Il Ladro di Corpi? Vi è piaciuto?